Vi ricordate della Direttiva UE 2019/2161 altrimenti conosciuta come Omnibus? Ebbene, la legge europea entrata in vigore a luglio 2023 in Italia per rafforzare la tutela dei consumatori, soprattutto nel contesto digitale, e che coinvolge gli sconti, richiedendo di indicare (tra le altre cose) il prezzo più basso applicato nei 30 giorni precedenti l’offerta, ha sicuramente ‘pesato’ sull’ultimo Black Friday. Ma in che modo.
L’analisi dedicata post venerdì nero di QBerg restituisce la fotografia di un mercato purtroppo ancora opaco. Prima di addentrarci nei dettagli dell’Osservatorio, analizziamo i dati di partenza.
QBerg ha analizzato il Black Friday in due livelli di lettura: il primo, registrando quante offerte nel giorno del Black Friday avevano un prezzo superiore a quello del venerdì precedente (ovviamente a parità di prodotto e sito), mentre nel secondo mettendo in luce su quante, tra le offerte esplicitamente dichiarate come tali, non abbiano rispettato la Omnibus, proponendo un prezzo maggiore di quello praticato nei 30 giorni precedenti.
Il perimetro dell’analisi verte su 282.516 osservazioni di prezzo, per un totale di 116.104 modelli unici su 65 siti, tra generalisti, specialisti (pure player e retailer) e siti manufacturer.
Se da un lato il 12,8% delle Osservazioni presentava un prezzo addirittura superiore rispetto al venerdì precedente al 28 novembre scorso, con picchi di rincaro che sfiorano il 21% nell’Home Entertainment, dall’altro il dato sulla compliance normativa è ancora più allarmante. Ben il 39,5% delle promozioni analizzate non rispettava la Direttiva Omnibus: secondo QBerg, settori critici come l’incasso e l’audio video hanno mostrato tassi di non conformità vicini al 50%.
Scendendo ancora di più nel dettaglio, nel giorno del Black Friday, le osservazioni presenti, e disponibili all’acquisto, quindi con un prezzo dichiarato e non in out-of-stock (OOS) erano 180.806, per un totale di 80.232 modelli unici.
Andando a confrontare, a parità di modello e sito, il prezzo proposto il venerdì nero contro quello proposto solo una settimana prima, troviamo che ben il 12.8% di tutte le osservazioni avevano un prezzo superiore a quello del venerdì precedente.
A livello di categoria, quest’anno tale (non positivo) primato spetta all’incasso, che spicca sia per percentuale di osservazioni (20.6%) rispetto al totale di categoria, sia come numero assoluto, con ben 5695 osservazioni problematiche. Segue il bianco con un 17.8% di percentuale, ma con un numero assoluto di osservazioni (3925) decisamente più basso. Subito dopo abbiamo l’audio video (al 17.4% con 1767 osservazioni) e le periferiche IT (14.2%, 311 osservazioni).
QBerg ha anche verificato che tutte quelle osservazioni chiaramente identificate come “sconto” (quindi non “prezzo consigliato”, “prezzo listino”, “prezzo manufacturer” o altre locuzioni del genere) rispettassero la Omnibus, esponendo quindi un prezzo che era effettivamente il più basso rispetto ai 30 giorni precedenti, sempre a parità di modello e di sito. Ebbene: pur parlando di un universo più ridotto (31.245 osservazioni “In promozione”), ben il 39.5% di queste non rispettavano la Omnibus. Le categorie più colpite sono di nuovo il built in, con il 47.1% delle offerte “fuori norma”, seguita da audio video (46.7%) e periferiche IT (44.9%).
Questi numeri non rappresentano solo un’occasione persa per il consumatore, ma un rischio concreto per la credibilità delle insegne e per la tenuta dei margini in un contesto competitivo sempre più regolamentato. In uno scenario dove le dinamiche di prezzo cambiano repentinamente e la sorveglianza normativa si intensifica, basare le proprie strategie su sensazioni o controlli a campione non è più sostenibile. Per proteggere la brand reputation e garantire una competitività sana, è indispensabile dotarsi di strumenti di monitoraggio in tempo reale che offrano visibilità totale su assortimenti, variazioni di prezzo e compliance legale.

